

Mi chiamo Claudia, sono una digital marketer freelance e lavoro nel mondo della comunicazione visiva e strategica.
Nasco a Potenza nell’84, ma alla fatidica domanda “di dove sei?” rispondo: Salerno.
Lì ho vissuto gli anni della formazione (e delle prime ossessioni tecnologiche): Commodore 64, Napster, siti improbabili e ore passate a smanettare.
Dopo il liceo linguistico e un’incursione azzardata nella facoltà di chimica, mi trasferisco ad Arezzo.
Lì inizia una lunga parentesi nel mondo della stampa e della grafica: 10 anni passati tra telai, pantoni e file vettoriali, a costruire competenze tecniche che ancora oggi mi porto dietro.
Poi, come spesso succede, la vita ha deciso di fare control-alt-canc: fine del lavoro, fine della relazione, fine delle certezze.
Decido di ricominciare con una nuova direzione: usare quello che avevo imparato per costruirmi un lavoro su misura.
Oggi sono una freelance e collaboro con aziende, brand e colleghi per creare strategie, contenuti e identità di marca che abbiano un senso.
E che parlino alle persone giuste, nel modo giusto.
Mi chiamo Claudia, sono una digital marketer freelance e lavoro nel mondo della comunicazione visiva e strategica.
Nasco a Potenza nell’84, ma alla fatidica domanda “di dove sei?” rispondo: Salerno.
Lì ho vissuto gli anni della formazione (e delle prime ossessioni tecnologiche): Commodore 64, Napster, siti improbabili e ore passate a smanettare.
Dopo il liceo linguistico e un’incursione azzardata nella facoltà di chimica, mi trasferisco ad Arezzo.
Lì inizia una lunga parentesi nel mondo della stampa e della grafica: 10 anni passati tra telai, pantoni e file vettoriali, a costruire competenze tecniche che ancora oggi mi porto dietro.
Poi, come spesso succede, la vita ha deciso di fare control-alt-canc: fine del lavoro, fine della relazione, fine delle certezze.
Decido di ricominciare con una nuova direzione: usare quello che avevo imparato per costruirmi un lavoro su misura.
Oggi sono una freelance e collaboro con aziende, brand e colleghi per creare strategie, contenuti e identità di marca che abbiano un senso.
E che parlino alle persone giuste, nel modo giusto.

Il successo è di chi sa usare Google in maniera efficace.
È una delle mie citazioni preferite e direi che non potrei essere più d’accordo.
Ho imparato tutto quello che so da autodidatta, con una connessione internet, tanta curiosità e la voglia di capire come si fa davvero.
Il web è pieno di risorse ma serve spirito critico per distinguere il valore dal rumore.
Serve disciplina per non fermarsi alla prima risposta.
Serve un certo allenamento a leggere, collegare, sperimentare, sbagliare, riprovare.
E non ho mai smesso.
Continuo a formarmi con corsi, libri, mentorship (pagate, non solo seguite) e ogni nuova competenza mi ricorda quanto ancora ho da imparare.
Non mi sento arrivata, non mi vesto da guru, mi sento una che ogni giorno accende il pc e si rimette in discussione.
Con umiltà, con ironia. E con il browser sempre aperto.
In un mondo che ama le etichette, essere generalista viene spesso visto come un limite. Per me è l’opposto:n on è sapere un po’ di tutto, è saper collegare tutto ciò che so.
Unisco frammenti di competenze (design, contenuti, strategia, brand, adv) per risolvere problemi complessi, quelli dove gli specialisti si incastrano, io li smonto e li ricompongo.
Lavoro bene nei contesti “sporchi”, dove le regole sono fluide e i feedback arrivano tardi.
E in un mondo che cambia ogni 6 mesi, non voglio essere solo “brava in una cosa”: voglio essere veloce ad adattarmi, precisa nel ragionare, flessibile nel creare soluzioni.
Certo, lo uso anche io ChatGPT. Ma non lo accendo, mi siedo e aspetto che faccia tutto da solo, lo uso con spirito critico, lo metto in discussione e soprattutto lo uso su competenze che ho già maturato nel tempo, non al posto loro.
Mi fa risparmiare tempo, mi stimola, mi dà uno specchio in cui riflettere idee.
E spesso è la spalla che manca quando sei freelance e non hai nessuno accanto per un brainstorming al volo.


In un mondo che ama le etichette, essere generalista viene spesso visto come un limite. Per me è l’opposto:n on è sapere un po’ di tutto, è saper collegare tutto ciò che so.
Unisco frammenti di competenze (design, contenuti, strategia, brand, adv) per risolvere problemi complessi, quelli dove gli specialisti si incastrano, io li smonto e li ricompongo.
Lavoro bene nei contesti “sporchi”, dove le regole sono fluide e i feedback arrivano tardi.
E in un mondo che cambia ogni 6 mesi, non voglio essere solo “brava in una cosa”: voglio essere veloce ad adattarmi, precisa nel ragionare, flessibile nel creare soluzioni.
Certo, lo uso anche io ChatGPT. Ma non lo accendo, mi siedo e aspetto che faccia tutto da solo, lo uso con spirito critico, lo metto in discussione e soprattutto lo uso su competenze che ho già maturato nel tempo, non al posto loro.
Mi fa risparmiare tempo, mi stimola, mi dà uno specchio in cui riflettere idee.
E spesso è la spalla che manca quando sei freelance e non hai nessuno accanto per un brainstorming al volo.

Per lavorare bene, mi serve solo una cosa: empatia.
Non prendo progetti tanto per fare. Ho bisogno di sentirmi parte di qualcosa, di capire la testa del cliente, di condividerne gli obiettivi.
Mi muovo tra brand locali e realtà più strutturate, riesco a parlare con il titolare di una piccola impresa come con un responsabile marketing, perché prima di tutto cerco connessione umana, non ruoli.
Sono metodica, affidabile, puntuale.
Rispetto le scadenze, ma mi aspetto lo stesso anche per i pagamenti.
Gestisco le urgenze, ma solo se non diventano routine (se tutto è urgente, nulla è urgente… e io non sono un pronto soccorso.)
Lavoro ad Arezzo, in uno spazio condiviso, ma sono operativa ovunque ci siano una Wi-Fi stabile e una moka decente.
Nel tempo, ho costruito una rete di collaboratori che mi affiancano dove non arrivo da sola.
Non mi interessa sembrare la paladina del multitasking, Mi interessa portare a casa risultati, con un metodo sostenibile e tanta, tantissima sincerità.
Se cerchi qualcuno che ti dica sempre “sì”, non sono la persona giusta.
Se cerchi qualcuno che ti dica quello che serve davvero (anche se fa male), potremmo lavorare bene insieme.